L'opera

La Scarzuola è un percorso simbolico e alchemico che si dispiega all’anima aperta rivelando metafore di tutte le vite e una relazione di tipo iniziatico viene a stabilirsi tra il convento (città sacra) e le fabbriche del teatro (città profana), sovraccariche di simboli e segreti, di riferimenti e di citazioni.

Costruita sulle adiacenze di un convento del ‘200 fondato da San Francesco, vede scorrere nelle sue vene l’acqua sacra fatta sgorgare dal santo, sente pesare sul suo suolo labirintico il peso lieve delle strutture teatrali che la compongono, ode risuonare negli spazi equilibrati con la proporzione universale la melodia del “do di petto”, osserva come occhio alato le verità del sempre stato dispiegarsi dai criptici codici.

Dall’anfiteatro che regala l’ostrica e la perla, alla polena della Grande Madre, passando per la bocca di Giona, risalendo le 12 fatiche di Ercole, arrivando alla porta dell’amore che tutto vince, fino al cipresso fulminato da Giove e alla piramide di cristallo custodita dalla torre di Babele.

Un viaggio per nave al buio, dentro sé stessi, con l’orologio dell’uroboro che scorre al contrario, a riunire fiori a stelle, a spiritualizzare la materia e materializzare lo spirito.

La Scarzuola è onirica e notturna, un sogno di pietra formato da costruzioni raggruppate in sette scene teatrali, metafora della vita di ciascuno, codice disvelatore della Matrix e rivelatore dell’Uno.

La Scarzuola è la visione surreale, onirica e inafferrabile di Tomaso Buzzi.

Nel 1956 il complesso conventuale francescano venne da lui acquistato e restaurato.

Tra il 1958 e il 1978 egli progettò ed edificò a fianco del convento la sua Città Ideale, concepita quale “macchina teatrale”.

La città Buzziana, che comprende un insieme di 7 teatri, ha il suo culmine nell’Acropoli: una montagna di edifici costituiti da una numerosa serie di archetipi che, vuoti all’interno e dotati di tanti scomparti come in un termitaio, rivelano molteplici prospettive.

Ispirato all’Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna (1499, Aldo Manunzio editore), lo stile che meglio interpreta la sua licenza è il Neomanierismo, che egli identifica nell’uso di scale in tutte le direzioni, volute sproporzioni di alcune parti, presenza di mostri e affastellamento di edifici o monumenti, che arriva ad un surrealismo, con un che di labirintico, di evocativo, di geometrico, di astronomico, di magico.